Passo 1: CV e lettera, le domande frequenti

Pubblicato da Francesca Bianchi su

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Il curriculum è il documento che decide se una candidatura va avanti o si ferma alla prima lettura. Le domande su come scriverlo sono sempre le stesse, e le risposte che circolano cambiano a seconda di chi le dà. Questo passo le mette in fila e risponde in modo diretto, con esempi che si possono riusare.

La seconda parte riguarda la lettera: quando serve, come si costruisce in tre paragrafi e come si evita di trasformarla in una copia del CV. Alla fine della pagina si passa alle domande del colloquio vero e proprio.

In sintesi
  • Una pagina, due al massimo: ogni riga del CV deve rispondere a un requisito o spiegare un passaggio.
  • Le esperienze si raccontano con un'azione e un risultato, non con l'elenco delle mansioni.
  • Foto e data di nascita sono facoltative; il consenso al trattamento dei dati conviene inserirlo sempre.

Quanto deve essere lungo il CV e cosa metto in alto?

Una pagina è la misura giusta per chi ha pochi anni di lavoro alle spalle; due pagine sono accettabili quando le esperienze sono molte e tutte pertinenti. Oltre le due pagine, chi legge salta parti intere. La regola pratica è questa: ogni riga deve rispondere a un requisito dell’annuncio o spiegare un passaggio del percorso. Quello che non fa nessuna delle due cose si può togliere.

In alto vanno i dati di contatto: nome e cognome, città di residenza, un numero di telefono attivo e un indirizzo email sobrio, composto da nome e cognome. Subito sotto conviene inserire tre o quattro righe di profilo, che dicono chi si è professionalmente e cosa si cerca. Poi le esperienze lavorative dalla più recente alla più vecchia, la formazione, le lingue e le competenze. Chi ha appena finito gli studi può invertire l’ordine e mettere prima la formazione.

Come descrivo le esperienze se ho fatto sempre lo stesso lavoro?

Descrivere un lavoro non significa elencare le mansioni, che chi legge già conosce, ma dire cosa è cambiato grazie al proprio contributo. Per ogni esperienza bastano tre righe: il ruolo e il contesto, una o due attività principali, un risultato concreto. Un addetto alle vendite può scrivere che ha gestito il riassortimento di un reparto e ridotto le mancanze a scaffale; un impiegato amministrativo che ha riorganizzato l’archivio e accorciato i tempi di ricerca dei documenti.

I verbi contano. Formule come «responsabile di» o «mi occupavo di» dicono poco; verbi come «ho organizzato», «ho formato», «ho ridotto», «ho introdotto» mostrano un’azione e un effetto. Se il lavoro è stato lo stesso per anni, si possono distinguere i periodi per le responsabilità aggiunte nel tempo: nuovi compiti, affiancamento di colleghi, gestione di un turno. Anche la formazione professionale seguita durante il lavoro, come corsi sulla sicurezza o su un gestionale, va indicata con l’anno.

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Devo mettere la foto, la data di nascita e il consenso al trattamento dei dati?

In Italia la foto è facoltativa e nessun annuncio può renderla obbligatoria; se si sceglie di inserirla, deve essere recente, con sfondo neutro e abbigliamento adatto al ruolo. La data di nascita non è richiesta, anche se molti la indicano per abitudine. Il consenso al trattamento dei dati personali, invece, conviene inserirlo in fondo con una frase breve che richiama la normativa vigente, perché alcune aziende mettono da parte i CV che ne sono privi.

ElementoVa inserito?Nota pratica
FotoFacoltativaSolo se recente e professionale
Data di nascitaNon obbligatoriaMolti la omettono senza conseguenze
Consenso al trattamento dei datiConsigliatoUna riga in fondo al documento
Lingue e competenze digitaliSìCon il livello reale, non quello sperato

Per le lingue conviene usare i livelli del quadro europeo, da A1 a C2, e indicare quello che si possiede davvero: durante il colloquio può arrivare una domanda nella lingua dichiarata. Le competenze digitali vanno nominate una per una, con il nome del programma, invece della formula generica «buona conoscenza del computer».

Come scrivo una lettera di tre paragrafi senza ripetere il CV?

Il primo paragrafo dice perché si scrive proprio a quell’azienda e per quale posizione: due o tre frasi, con un riferimento preciso a qualcosa che l’azienda fa o dice di sé. Il secondo paragrafo è il cuore: sceglie una o due esperienze e le racconta come una storia breve, con un problema, una scelta e un risultato. Il terzo paragrafo chiude con la disponibilità a un incontro e con i recapiti.

  1. Apertura: a chi scrivo, per quale ruolo, perché questa azienda
  2. Centro: un esempio concreto che dimostra un requisito dell’annuncio
  3. Chiusura: disponibilità, recapiti, saluto formale

Un esempio del secondo paragrafo: «Nell’ultimo anno ho seguito l’apertura di un nuovo punto vendita, organizzando l’inserimento di sei colleghi e la gestione dei primi mesi di attività». Una frase così dice più di tre righe di aggettivi. La lettera di accompagnamento va adattata ogni volta: cambiare solo il nome dell’azienda si nota subito, e i tre paragrafi devono parlare di quel ruolo e non di un ruolo qualsiasi.

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Francesca Bianchi

Condivide consigli semplici e utili su finanza personale, risparmio e gestione del denaro.